logo-facebook-infanzia

Consigli Genitori Autismo Infantile: riconoscere i sintomi per guarire

Autismo Infantile: riconoscere i sintomi per guarire

Autismo Infantile - riconoscere i sintomi per guarireCOS’È L’AUTISMO?
articolo di Katia Ferraro

Il temine autismo deriva dal greco “autos”, che significa “se stesso”. Utilizzato per la prima volta nel 1911 dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler, descrive l’evasione dalla realtà e il ritiro in un proprio mondo interno. Mentre però Bleuler lo aveva usato per descrivere pazienti adulti affetti da schizofrenia, nel 1943 Kanner lo colloca tra i disturbi psichiatrici della prima infanzia. Quello che ora veniva definito come “autismo infantile” era stato infatti considerato fino a quel momento come un deficit nello sviluppo dell’intelligenza del bambino. Il risultato era chiaro: nell’incapacità di comprendere la malattia, nessuno sforzo era stato valido per migliorare le condizioni dei piccoli pazienti.

Ancora oggi il mondo scientifico è diviso: mentre per alcuni l’autismo è un attacco globale alla personalità e al rapporto col mondo (e, quindi, una malattia di tipo psichiatrico) per altri è un disturbo che colpisce il normale sviluppo del bambino. Versione, quest’ultima, ancora legata al concetto di “ritardo” e di “handicap”. La maggior parte della comunità scientifica sembra però concorde nel collocarlo tra le psicosi infantili, con tratti di tipo genetico e biologico. Aspetto che, come vedremo, lo rende oggi curabile.

RICONOSCERE L’AUTISMO: I TRATTI SPECIFICI

Riconoscere l’autismo e i suoi sintomi non è facile, soprattutto nei bambini più piccoli. Si distingue l’autismo infantile, con sintomi che compaiono prima dei 3 anni, dall’autismo atipico, che si presenta invece più tardi. Di seguito alcuni tratti tipici dell’autismo infantile, descritti da Leo Kanner e da altri psichiatri e psicanalisti infantili come Melanie Klein. Da ricordare che nessuno di questi sintomi basta a stabilire la presenza della malattia e che l’elenco ha solo uno scopo esemplificativo: una vera diagnosi può infatti essere condotta solo da medici specializzati.

Tratti tipici dell'autismo infantile:

- Il ritiro autistico, vale a dire una totale assenza di rapporto con il mondo esterno. Il bambino sembra non vedere gli oggetti e le persone, comportandosi come se gli altri non esistessero. Nelle forme più gravi il bambino risulta indifferente alla stessa presenza (o assenza) dei genitori. A questo ritiro “psichico” si associa spesso anche un ritiro “corporeo”, che si manifesta nel rifiuto del contatto fisico. Scrive M. Klein parlando di un suo piccolo paziente: "Questo bambino era pressoché privo di affettività, indifferente alla presenza o all’assenza della madre o della bambinaia. Salvo un interesse particolare (per i treni) non ne aveva altri; non giocava e non aveva alcun vero rapporto con il suo ambiente".  

- Il bisogno di immutabilità, cioè la necessità che il bambino autistico ha di mantenere stabile e invariato il suo ambiente, spesso memorizzato anche nei minimi dettagli. Dei lievi cambiamenti negli spazi in cui vive possono così generare manifestazioni di angoscia e rabbia.

- Le stereotipie, gesti e comportamenti che il bambino autistico esegue in modo ritmico e ripete con una certa frequenza. Si tratta, il più delle volte, di movimenti di dondolamento del tronco, di gesti di tamburellamento o di grattamento, di oscillazione delle mani davanti agli occhi e, per i bambini che hanno acquisito il linguaggio, di stereotipie verbali.

- I disturbi del linguaggio. Su 11 bambini, Kanner aveva osservato che 3 non avevano sviluppato alcuna forma di linguaggio, mentre per gli altri 8 esso assumeva caratteristiche particolari come l’incapacità di usare l’io per riferirsi a se stessi (parlando in seconda o terza persona, dicendo ad esempio "Tu vuoi delle caramelle"); la ripetizione quasi letterale, anche a distanza di tempo, di frasi o segmenti di discorso ascoltati; la difficoltà a rispondere con il “sì” per dare il proprio consenso, ricorrendo magari alla ripetizione della domanda; la capacità di ripetere una lunga sequenza di parole senza saper tuttavia utilizzare il linguaggio per comunicare; l’invenzione, infine, di un linguaggio proprio ottenuto spesso dall’affiancamento di parole esistenti.

- Un’intelligenza “diversa” e non “mancante”, come fino ad allora si era teorizzato, di cui la stessa capacità di memoria a cui abbiamo accennato costituisce un valido esempio.

L’IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE

Una diagnosi tempestiva dell’autismo infantile, vale a dire prima dei 3/4 anni, è stata in passato difficile. Oggi una conoscenza maggiore della malattia, unita al fatto che il bambino entra in contatto prima con educatrici e personale esperto (anche nell’ambiente del’asilo nido) in grado di riconoscere eventuali problemi nello sviluppo, fa sì che la malattia venga individuata prima. La diagnosi precoce, entro i due anni di vita, è infatti fondamentale: la tempestività permette di cominciare fin da subito un intervento terapeutico in grado di condizionare la futura evoluzione della malattia.

Scrive Pierre Ferrari nel suo libro: "Il ritardo nello stabilire una diagnosi è in genere attribuito a una insufficiente sensibilizzazione degli specialisti di fronte ai sintomi molto precoci dell’autismo e al fatto che gli esami di routine effettuati nei primi anni di vita valutano quasi unicamente lo sviluppo motorio, intellettivo e percettivo (che talvolta può apparire normale nell’autismo)".

L’AUTISMO SI PUÒ GUARIRE?

Esistono oggi diversi approcci all’autismo: solitamente a interventi di tipo educativo-pedagogico si affiancano interventi di tipo terapeutico, basati sulla psicanalisi. La scelta dei metodi da seguire dipende sia dalla soggettività dei piccoli pazienti, sia dalla difficoltà che ancora oggi permane nello stabilire le cause della malattia, multiple e in gran parte ancora sconosciute. Le ricerche condotte in merito hanno però fatto luce su alcuni fattori determinanti, soprattutto ti tipo genetico e biologico e biochimico (si veda a tal proposito il volume di Verzella suggerito alla fine). 

Il fronte genetico non è il solo: recentemente infatti (luglio 2011) alcuni ricercatori di Stanford hanno messo in evidenza un altro fattore causa dell’autismo: l’assunzione, in gravidanza, di farmaci antidepressivi. Una scoperta che avvalora la tesi dell’influenza di fattori chimici nell’insorgere della malattia. Tesi nata a partire dagli anni ’60, quando il ricercatore americano Bernard Rimland, padre di un bambino autistico, getta le basi per una nuova lettura della patologia, di tipo medico e biochimico. Da allora medici e ricercatori di tutto il mondo hanno lavorato per approfondire le sue scoperte, arrivando a conclusioni davvero importanti, sebbene non esaustive:  l’autismo non è solo una malattia psicologica e psichiatrica, ma anche una sindrome biologica e metabolica.

Cosa significa tutto ciò? Significa che si tratta, usando le parole del Prof. Ignazio R. Marino, professore di chirurgia alla Jefferson Medical College di Philadelphia, di "un approccio radicalmente nuovo, che ha condotto per la prima volta alla guarigione dall’autismo alcuni pazienti, almeno nei casi meno gravi e di più tempestivo intervento" (Verzella, 2008, p. 18). Ancora una volta, quindi, viene ribadito il concetto che per la cura dell’autismo una diagnosi precoce è davvero tutto.

PER APPROFONDIRE

Ecco i riferimenti bibliografici di questo articolo. Si tratta di testi utili ad approfondire il tema.

Autismo Infantile di Pierre Ferrari
La Cura del bambino autistico di Martin Egge
Uscire dall’autismo - un approccio biologico e medico di Giulia e Franco Verzella

Vi suggeriamo anche di visitare questi siti:
www.emergenzautismo.org
autismo.inews.it


Iscrizione Newsletter

Ogni mese il meglio degli articoli e tutte le novità direttamente nella tua casella e-mail.

Privacy