articolo di Valeria Gatti
La psicomotricità è una scienza che studia l’attività motoria dal punto di vista psichico: approfondisce ed esamina l’interazione tra il corpo e l’atto psichico. Il termine "psicomotorio" risale al 1870 e fu usato per attribuire un nome alle regioni della corteccia cerebrale vicine alle aree propriamente definite motorie, dove si ipotizzava avvenisse l'unione, ancora piuttosto misteriosa, tra movimento e immagine mentale.
GINNASTICA PER LA MENTE
La presa di coscienza, con Darwin, della continuità che vi è tra la mente e il corpo diventa un fondamento importante per lo sviluppo umano. Tanto importante che in Francia, da dove ha preso il via l’applicazione di questo concetto già nei primi anni del ‘900, si è provato che aspetti corporei legati al movimento possono colmare e risolvere certi blocchi cognitivi o relazionali, connessi magari a handicap particolari.
Da lì ha preso dunque il via un nuovo modo di concepire il corpo e i suoi movimenti: da una ginnastica “militare” eseguita solo per far irrobustire il corpo, si è passati a una ginnastica che potremmo definire “ armonica”, in grado cioè di tenere conto dei bisogni sia fisici sia anche alle necessità mentali e interiori.
DE AJURIAGUERRA E IL MANUALE DI PSICHIATRIA DEL BAMBINO
Nel periodo tra gli anni ’50 e gli anni '70 un notevolissimo impulso alle pratiche psicomotorie fu dato da un grande neuropsichiatra: Julien de Ajuriaguerra, soprattutto in ambito terapeutico, con il "Manuale di psichiatria del bambino", un testo validissimo ancor oggi, un'opera teorico - metodologica che costituisce la prima "carta" della psicomotricità o più propriamente della "terapia psicomotoria".