IL LAVORO DEI BAMBINI
articolo di Valeria Gatti
”Le jeu devrait être considéré comme l'activité la plus sérieuse des enfants” cioè “il gioco deve essere considerato come l’attività più seria dei bambini”. Così scriveva Montaigne e non possiamo che essere d’accordo: l’unico lavoro che spetta ai bambini è il gioco.
All’inizio il gioco è puramente benessere, il bambino risponde al suo istinto che gli impone di muoversi, toccare e provare tutto ciò che vede e non conosce. A una certa fase della maturazione i piccoli arrivano ad associare all'attività una ricompensa: iniziano cioè ad adottare un comportamento in vista dei benefici a lungo termine piuttosto che della gratificazione immediata.
COSA INSEGNA IL GIOCO Attraverso il gioco infatti,
il bambino si allena alla vita adulta e incomincia a comprendere come funzionano le cose: che cosa si può o non si può fare con determinati oggetti, si rende conto dell'esistenza di leggi del caso e della probabilità e di regole di comportamento che vanno rispettate per stare in un gruppo.
L'esperienza del gioco insegna poi al bambino a
essere perseverante e ad
avere fiducia nelle proprie capacità; è un processo attraverso il quale diventa consapevole del proprio mondo interiore e di quello esteriore, incominciando ad accettare le legittime esigenze di entrambe queste sue due realtà.
DIVENTARE ADULTI GIOCANDOLe attività ludiche cui i bambini si dedicano, cambiano seguendo il loro sviluppo intellettivo e psicologico, ma rimangono un aspetto fondamentale della loro vita. Anche quando siamo
adulti, in qualche modo continuiamo a giocare, attraverso i nostri
hobby come la chitarra, il calcetto, la palestra, il ciclismo, le passeggiate… con il gioco l’uomo ha infatti la possibilità di
scaricare la propria emotività. Una sorta di liberazione dalle tensioni quotidiane.
Il gioco è essenziale per la
crescita emotiva (sviluppo affettivo),
intellettiva (sviluppo cognitivo) e
relazionale (sviluppo sociale). A secondo dell'età, il bambino nel giocare impara a essere creativo, sperimenta le sue capacità cognitive, scopre se stesso, entra in relazione con i suoi coetanei e compone la propria personalità.
GIOCO E GENITORI
Il compito di
valutare il comportamento dei bambini durante il gioco non è appannaggio dei soli studiosi ma deve coinvolgere anche i
genitori. I primi devono innanzi tutto trovare il tempo da dedicare al gioco dei loro figli, per dare loro l'opportunità di misurare e sviluppare le proprie risorse e le proprie potenzialità, ma soprattutto per imparare a conoscerli davvero.
Tutti i bambini reagiscono con entusiasmo alla
disponibilità dei genitori a giocare con loro: il nostro interesse e coinvolgimento per un’attività che loro considerano seria e importante come il nostro lavoro è motivo di grande felicità. La capacità di mamma e papà di giocare con i propri figli è sicuramente anche un buon indice di armonia familiare.
E non dimentichiamoci mai le parole di Neruda: “
l’uomo che non gioca ha perduto per sempre il bambino che è in lui.”
Martedì 21 Settembre 2010 10:36